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  • 06.09.2017

Cosmopolitan intervista

Un giorno chiesi ad un dirigente del Ministero della Salute perché si prestava così tanta attenzione alla potenziale tossicità dei cosmetici. Lui mi rispose con un’altra domanda “Ma lei quante compresse per il mal di testa prende in un anno?” Gli risposi “Al massimo una decina” e poi continuò con un’altra questione “E quante volte ti fai la doccia in un anno? E quante volte ti lavi le mani?” gli ho detto che la doccia me la faccio tutte le mattine dunque il totale è semplice 365 volte mentre saranno migliaia le volte che mi lavo le mani in un anno.

Ecco la risposta alla mia curiosità: l’enorme frequenza con cui si usano i cosmetici e quindi l’aumento vertiginoso dei contatti con la pelle ed i suoi annessi, rende indispensabile un’enorme attenzione alla loro pericolosità.

A questo punto viene da chiedersi se i cosmetici siano veramente “sicuri”. La mia opinione è che i dispositivi legislativi sono tali e tanti che la risposta è certamente positiva: i cosmetici sono sicuri. Tuttavia non possiamo non fare almeno due considerazioni su questo argomento:

1) In Italia ci sono un migliaio di aziende produttrici di cosmetici. Non è possibile, per le autorità preposte, controllare dovutamente l’attività di una simile massa di fabbricanti.

2) Purtroppo si stanno affacciando sul mercato gli “Ecofurbi” ovvero delle società che approfittando del favorevole trend verso il naturale stanno immettendo sul mercato dei prodotti normalissimi vestiti da “Naturali”. Questo mi fa arrabbiare moltissimo.

 

Come possiamo difenderci da tutto ciò? Dobbiamo diventare consumatori responsabili e dunque a farci carico di capire cosa c’è dentro il cosmetico che stampo acquistando o stiamo usando.

La prima cosa da fare è di imparare a leggere le etichette.

In tutti i cosmetici deve essere presente la composizione chimica descritta come “Ingredienti” (o ingredients) a cui segue una lista di nomi scritti in inglese o in latino. Si tratta della nomenclatura INCI cioè un miscuglio tra la CTFA e la classificazione di Linneo. Quest’ultima relativa agli estratti botanici.

Già il fatto che le singole materie prime utilizzate non siano descritte nella nostra lingua madre rappresenta una certa difficoltà ma pensate ai greci o agli ucraini, loro saranno ancora più in difficoltà ma questo è il prezzo da pagare ad una nomenclatura internazionale.

Detto questo vediamo alcuni aspetti pratici: la prima cosa da sapere è che gli ingredienti vengono elencati secondo la loro percentuale in formula, da quello presente in quantità maggiore a quello presente in quantità minore. Dunque se troviamo un estratto vegetale agli ultimi posti della lista questo significherà che il produttore ne ha messi proprio pochino, se invece è in una posizione alta della lista ce ne sarà molto. Imparando a leggere le etichette in questo modo si scopriranno moltissime cose interessanti, ad esempio che il prodotto contiene sodio cloruro (Sodium Chloride) in quantità maggiore che una vitamina (Panthenol), insomma un primo passo interpretativo lo abbiamo fatto.

Passiamo adesso al secondo aspetto che si evidenzia nel considerare la composizione INCI: la Norma dice che il fabbricante deve scrivere i componenti che introduce nel miscelatore e non il risultato di eventuali reazioni chimiche. Facciamo un esempio: in un gel per capelli troverò descritta la presenza di “Carbopol” e di “Sodium Hydroxide” (Soda caustica). Ma nel gel per capelli c’è la soda caustica? Niente paura non rischiamo di diventare calci in un solo minuto! Basta sapere che la soda caustica neutralizza il carbopol e quindi, nel prodotto finito, di soda caustica non ce ne sarà, è andata a formare un sale col carbopol.

 

Leggendo leggendo si possono trovare molte altre indicazioni che il consumatore consapevole ed informato potrà scoprire con facilità.

Se una persona, ad esempio, è contraria all’uso di derivati animali potrà escludere dai sui acquisti cosmetici che contengono:

  • Sodium Tallowate (sapone ottenuto da grasso animale)
  • Collagen (Collagene animale)
  • Elastin (elastina animale)

Se invece si hanno motivazioni di tipo ambientalista ovvero mom vogliamo inquinare i fiumi i laghi ed i mari, occorre sapere che alcune molecole sono poco o nulla biodegradabili, ad esempio:

  • Acrylates/C10-30 alkyl acrylate crosspolymer
  • Nonoxynol
  • Cetrimonium chloride

Infine un esempio di sostanze che non possono essere presenti in un cosmetico per Legge:

  • tipico esempio è la contemporanea presenza di Cocamide DEA e di 2-Bromo-2-nitropropane-1,3-diol

Questi sono solo alcuni esempi di sostanze che è meglio non trovare in un prodotto cosmetico.

Questi sono solo alcuni esempi di sostanze che è meglio non
trovare in un prodotto cosmetico.


Per qualsiasi altro dubbio c’è la possibilità di accedere a internet e consultare il “EcoBioControl.bio” che cataloga oltre 17.000 sostanze e fornisce un giudizio (personale dell’autore) su ognuna di queste molecole.

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