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  • 31.08.2017

Baby Cosmetici

Questione di chimica
in Baby Boom


Cosa spalmiamo sul culetto dei nostri bambini? La lettura ragionata degli ingredienti dei prodotti di più
largo consumo può riservare amare sorprese. Come orientarsi e difendere la pelle dei nostri bambini?
Ne parliamo con un esperto

Chimico industriale, ex docente in diversi istituti tecnici - «Poi ho smesso - racconta - dopo aver litigato con tutti i presidi
in cui mi sono imbattuto» -, Fabrizio Zago è l'autore di EcoBioControl (ex Biodizionario), una vera e propria Bibbia per chi vuole
approfondire i temi della cosmetica bio. Lo sanno bene le frequentatrici più attente della rete, che nel forum
Promiseland, dove Zago è interpellato come un oracolo, e ne L'angolo di Lola - «Quasi una figlia, per me»,
commenta Zago - rendono patrimonio comune una cultura alternativa a quella della cosmetica industriale, molto più
attenta all'impatto ambientale e al benessere dei consumatori. A partire da quelli più piccoli e inconsapevoli, i
bambini. Tossine ed elementi inquinanti mettono a rischio l'epidermide delicata dei più piccoli: è questa la traccia che
seguiamo nella conversazione con Zago, esperto riconosciuto a livello internazionale e consulente per il marchio
Ecolabel.


«Un traguardo - ci racconta - raggiunto partendo dalla costruzione ex novo di un'azienda che produceva detersivi: lì ho
maturato un'esperienza su tutta la filiera di produzione, dal flacone al formulato fino alla motivazione, cioè al cosiddetto
marketing. Poi ho lasciato: anche lì ho litigato - aggiunge ridendo - perché volevo di più, speravo che l'azienda decollasse
a un livello industriale, cosa che al titolare non interessava. L'esperienza successiva, nel mondo delle materie prime, mi
ha consentito di raccogliere moltissima documentazione sulla tossicità e la biodegradabilità, il che ha suscitato in me
una particolare sensibilità per l'impatto ambientale delle materie che usiamo. Cercavo insomma una risposta intelligente
al problema dell'inquinamento ed ero in questo un precursore. Questo ha fatto di me il candidato ideale nel momento
in cui, una decina d'anni fa, l'Unione europea delle piccole medie imprese cercava un esperto di criteri Ecolabel. Ed
eccomi qui».


«Partiamo da due presupposti chiari - avverte prima di iniziare la conversazione -: i cosmetici sono sicuri per legge. Il
che vuol dire che quando un formulatore mette a punto un cosmetico, costruisce un dossier tossicologico con
informazioni sulla sicurezza del prodotto. E per quanto riguarda le sostanze tossiche, deve aver cura che rispettino
le quantità massime stabilite per legge. Il problema - prosegue Zago - è che non esiste una legislazione in tema di
biodegradabilità e impatto ambientale: una grave carenza a livello normativo. La gente è convinta che il mondo
della detersivistica - in realtà fortemente normato - sia responsabile in massimo grado del degrado ambientale, invece
non sa che la cosmesi è enormemente più inquinante. L'altro presupposto da tenere a mente è che esiste un
principio di precauzione legato a un possibile accumulo di sostanze. Per esempio: se uno si limita a far uso di un
dentifricio al fluoro, non succede nulla di male. Ma se si lava spessissimo i denti e in più utilizza ogni volta un
colluttorio, va incontro a un fenomeno di accumulo che la legge non è in grado di intercettare».

Chiarissimo, Fabrizio. Ora - per tornare al discorso della prima infanzia - vorrei sottoporti l'Inci di uno
shampoo per bambini di una notissima marca: acqua, sodium myreth solfate, cocamide dea,
cocamidopropyl betane, laureth-2, disodium cocoamphodiacetate, parfum, lactid acid, imidazolidinyl
urea, glycerin, sodium methylparaben, disodium edta, chamomilla recutita flower extract, bisabolol,
propylene glycol. Me lo commenti?


Per cominciare, il sodium myreth solfate è una furbatina: è un modo per sostituire il famigerato sodium laureth solfate,
che ha pessima fama, con un prodotto sostanzialmente identico dal punto di vista chimico. Cocamide dea è pessima
perché in determinate situazioni rilascia nitroso-ammine. Cocamidopropyl betane può contenere sostanze nocive usate
per produrre questo componente, quanto al laureth-2 è un viscosizzante pessimo per tutti gli organismi acquatici. Parfum
indica un profumo sintetico, laddove dermatologici infantili e allergologi indicano quello tra gli zero e i tre anni come il
periodo in cui più facilmente insorgono allergie ai profumi, che magari rimangono quiescenti per un po' di tempo ed
esplodono poi più avanti. Imidazolidinyl urea è un cessore di formaldeide, il sodium methylparaben è forse il meno
peggio tra i parabeni, che comunque sono sospettati di essere dei disturbatori endocrini, mentre il disodium edta è un
altro di quei prodotti pericolosi per gli organismi acquatici e alla lunga anche per gli uomini, perché solubilizzano i
metalli pesanti presenti nei depositi marini. Bisabolol è un principio attivo dell'estratto di camomilla, fortemente
disarrossante, quindi va bene, invece il propylene glycol è un derivato petrolifero.


Come il Paraffinum liquidum, del resto, presente in moltissime formulazioni
Ah, quello è petrolio puro.


Tra l'altro ostruisce i pori, giusto?
Sì è comedogenico. Tieni presente che l'Europa ha classificato come cancerogeni tutti i petrolati «salvo che il
produttore non ne dimostri la purezza». Ora, dico io, come si fa? Vogliono forse dirmi che se metto nel serbatoio della
mia macchina l'olio che spalmo sul culetto del mio bambino posso farci tranquillamente un po' di chilometri?

L'industria cosmetica può fare a meno di utilizzare queste sostanze?
Questa è proprio la cosa che mi fa impazzire. Perché tutti i prodotti che abbiamo citato sono facilmente sostituibili con
sostanze biodegradabili e non tossiche.


E' un problema di costi di produzione?
Solo in parte. Certo un olio vegetale costa un po' di più, come emolliente, della paraffina. Ma ricordiamo che in un
prodotto sono i costi di packaging a incidere di più. Io penso sia soprattutto un problema di pigrizia mentale e di
cultura: molti dei formulatori che lavorano nell'industria vengono dal mondo arcaico della farmaceutica.


Sulla confezione del prodotto di cui ti ho letto l'Inci si legge: «Puro, semplice, sicuro. Rispetta
l'equilibrio del cuoio capelluto; facilmente risciacquabile, evita la formazione dei nodi.
Microbiologicamente e dermatologicamente testato. Senza sapone e senza SLS».Una madre che acquista
viene ingannata nella sua buona fede
Certo. Per questo l'Ue sta preparando una direttiva nella quale verrà proibito l'uso dell'espressione «Non contiene...», che
è fuorviante. E poi cosa vuol dire «formula semplice»?

Per non parlare di quel «testato»: ci sono pubblicità a tutta pagina di prodotti cosmetici dei quali si
giura l'effetto antirughe in percentuali elevatissime, senonché poi un asterisco rimanda a una postilla
nella quale si scopre che il test è stato effettuato su un campione di una decina di donne

Che tra l'altro è un dato statisticamente non trattabile. Ma del resto non c'è una legge che stabilisca un numero minimo di
soggetti per il campione di riferimento per un test. Qui c'è una grave responsabilità di connivenza dei laboratori di analisi,
che in taluni casi sono addirittura interni alle aziende produttrici.

Se sullo scaffale del supermercato ci sono prodotti non del tutto affidabili e in erboristeria si corre il
rischio di trovare prodotti "ecofurbi", le mamme come devono orientarsi nell'acquisto? Non tutte hanno
capacità e tempo per converirsi al fai-da-te del cosiddetto "spignattamento" come fanno Lola e le
frequentatrici del suo forum
Beh, intanto possono informarsi grazie al Nuovo Biodizionario di EcoBioControl. E poi dovrebbero cercare di acquistare prodotti certificati
(Ecolabel, per esempio).

Detergenti e cremine a parte, i bambini sono sempre per terra e poi si mettono le mani in bocca.
Consigli per il lavaggio dei pavimenti?
No ai prodotti senza risciacquo, intanto, perché le sostanze non schiumogene lasciano residui sulle superfici.

Meglio usare bicarbonato o aceto?
Sull'aceto sono dubbioso, per gli effetti che potrebbe avere sulle superfici metalliche. E poi una bottiglia contiene un
potenziale lavante misurabile in meno di un bicchiere, in compenso produce un rifiuto importante da smaltire. Meglio
l'acido citrico.


Dove si acquista?
Nei consorzi agrari, per esempio. Un sacchetto ti garantisce il 100% del potere lavante.


E le stoviglie come le dobbiamo trattare?
Le tavolette usate per le lavastoviglie non creano grossi problemi se sono formulate bene e se si sciolgono
completamente. Anche qui si può sostituire il brillantante con dell'acido citrico.

Quanto alla lavatrice? So che uno dei problemi è che oggi si usa sempre meno acqua per il risciacquo
Esattamente. Meglio quindi usare detersivi liquidi, che si sciolgono a basse temperature e si risciacquano meglio, e
pretrattanti sulle macchie. Del resto laviamo all'85% indumenti già puliti, cioè solo ingrigiti e con odori corporei. Infatti i
detersivi sono sempre più blandi, quindi anche meno efficaci sulle singole macchie.

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