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  • 07.07.2017

Aquila o Tacchino

Sarà solo una leggenda (indiana per l'esattezza) oppure sarà vero, ma il racconto di quello che succede ad un’aquila è molto istruttivo.

Si dice che un’aquila possa vivere molti decenni e che quando arriva verso i quaranta ha due sole scelte. O si lascia morire oppure decide di ricominciare una nuova vita.

In questo secondo caso l’aquila si ritira nel suo nido per 6 mesi e cambia il potente becco con uno nuovo. Allo stesso modo le ricrescono le penne delle ali e della coda. Potendo adesso contare su nuove armi di sopravvivenza può risorgere a nuova vita e continuare la sua esistenza ancora per parecchi decenni.

Un altro pennuto è degno di essere osservato: il tacchino. Questo animale domestico non è diciamo intelligentissimo. Se si disegna un cerchio bianco sul terreno e si pone il tacchino al centro, ebbene il volatile se ne rimarrà richiuso dentro senza avere il coraggio di oltrepassare il recinto, solamente disegnato, a terra.

 

Se adesso guardiamo un attimo la nostra situazione di umani in un Mondo con oltre sette miliardi di abitanti, sarà molto facile considerare che ci troviamo in una situazione molto simile a quella dell’aquila quarantenne con il becco rotto e le ali spennacchiate.

In pochissime generazioni abbiamo maltrattato a morte il nostro pianeta: isole di rifiuti plastici negli oceani grandi quanto un continente, consumato gran parte delle risorse fossili (non più rinnovabili), abbiamo inquinato il cielo, il mare e la terra (ed anche noi stessi).

Cosa vogliamo fare?

Anche noi abbiamo due scelte: o continuiamo così e ci lasciamo soffocare dalle conseguenze delle nostre stesse azioni, inermi, indecisi e sostanzialmente fermi come un tacchino in mezzo al cerchio bianco. Oppure troviamo la forza per cambiare abitudini (becco e ali) e risorgiamo a nuova vita.

Ad ognuno di noi la scelta.

 

Siamo all’alba di una nuova epoca. Affinché sia un’epoca gioiosa e felice dobbiamo comportarci in modo coerente con la necessità di mantenere uno sviluppo equilibrato (o finiremo veramente col ritornare alle caverne). Non possiamo continuare a sprecare come se dopo la nostra generazione non ce ne siano altre. Questo atteggiamento si chiama “Sviluppo Sostenibile”

 

La scienza e la tecnica ci offrono delle soluzioni precise. Con lo studio del “tecnociclo” possiamo riciclare e non più sprecare, molti materiali. La sedia su cui ora siete seduti può diventare un’automobile se prendiamo il ferro e lo mettiamo in un altoforno. Bruciare il legno per scaldarci.

Con lo studio del “biociclo” siamo in grado di realizzare prodotti provenienti dalla natura, da fonte rinnovabile e quindi che ritornano alla natura con un ciclo di vita virtuoso.

 

Ogni grammo di sostanza di origine fossile, il petrolio, immetterà nell’atmosfera della anidride carbonica che contribuirà all’effetto serra con il riscaldamento del pianeta. Se invece che petrolio si impiega del materiale proveniente dal regno vegetale ebbene l’equilibrio dello strato di anidride carbonica rimarrà inalterato. L’anidride carbonica infatti viene catturata dai vegetali in un ciclo virtuoso.

 

Ognuno di noi è un consumatore di vari prodotti. Chi sceglie meno imballo, più plastica da fonte vegetale, cosmetici e detergenti con sostanze provenienti dalla natura saranno le aquile del futuro. Gli altri dei poveri tacchini destinati a fare una brutta fine in occasione delle feste.

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